Giunto alla sua ottava edizione, il rapporto sull’economia del mare, promosso dalla Camera di Commercio di Latina, fornisce una rappresentazione unitaria del sistema della Blue Economy. Un settore che, dopo aver affrontato una tremenda crisi, da più di qualche anno ha imboccato un trend di crescita. E ciò con effetti benefici sull’intero sistema economico del Paese Italia. Infatti gli effetti dell’economia del mare sull’economia non si limitano alle attività economiche del settore, ma si estendono ad altre realtà che vengono attivate indirettamente. Ma quando si usa questa espressione, economia del mare, cosa si intende in concreto? Secondo quanto si legge sul sito della commissione europea, quando si parla di economia del mare si intendono delle macro aree su cui concentrare gli investimenti europei: per citare le principali abbiamo energie rinnovabili, trasporto marittimo, turismo costiero, acquacoltura, ittica, ambiente, turismo costiero e trasporto, nautica. L’economia blu è un modello pertanto a livello globale dedicato alla creazione di un ecosistema sostenibile grazie al concetto di trasformazione. Rappresenta uno sviluppo dell’economia verde: mentre quest’ultima prevede una riduzione di CO2 entro un limite accettabile, l’economia blu prevede di arrivare ad emissioni zero di CO2.

Lo sviluppo sostenibile è quindi il punto di forza dell’economia blu che rappresenta una forma di sviluppo che non ostacola le possibilità di crescita delle generazioni future, avendo cura del patrimonio e delle riserve naturali esauribili. Non si tratta quindi di un blocco della crescita, bensì della crescita economica rispettosa dell’ambiente e dei suoi limiti.

Venendo ai “numeri” del rapporto, l’insieme delle attività della blue economy hanno prodotto nel 2018 46,7 miliardi di valore aggiunto, pari al 3% del totale dell’economia italiana, ai quali aggiungere gli effetti del “Sistema mare” sulle attività che vengono attivate indirettamente. Così nel 2018 ai 46,7 miliardi prodotti dalle attività dell’economia del mare si aggiungono 87,7 miliardi di euro di valore aggiunto sul resto dell’economia, per un ammontare produttivo complessivo pari a 134,5 miliardi di euro, pari all’8,5% del valore aggiunto prodotto dall’intera economia nazionale. L’occupazione è pari a 885,2mila occupati nell’intero comparto, che incidono per il 3,5% sul totale dell’occupazione del Paese. Quello rappresentato è un quadro di sostanziale crescita del comparto che evidenzia un rapporto diretto del “Sistema Mare” al prodotto del Paese che è passato dall’anno 2014 al 2018 da 2,9% al 3% in termini di valore aggiunto, dal 3,4% al 3,5% in termini di occupazione.

Le imprese operanti nell’economia del mare ammontano ad oltre 199mila, pari al 3,3% del totale delle imprese del Paese. Di queste il 9,7% sono imprese giovanili (9,1% del dato generale) le imprese femminili rappresentano il 21,3% (21,2% del dato generale) mentre le imprese straniere hanno fatto registrare un aumento del 28%, rimanendo comunque la componente meno presente nel settore con 12.888 imprese. L’Italia, bagnata dal mare per l’80% dei suoi confini, è il Paese con il potenziale di crescita maggiore in Europa e nel Mediterraneo nell’economia del mare. Una opportunità non colta appieno dal “Sistema Paese” dove la mancanza di politiche dedicate, di sostegno allo sviluppo della blue economy rappresentano il maggiore ostacolo alla crescita del comparto soffocato da burocrazia, limiti infrastrutturali.

Sostenere lo sviluppo di questo importante settore economico implicherebbe potenzialità di crescita dell’intera economia nazionale, potendone rappresentare una colonna portante.

Per chi volesse approfondire i dati a seguire “Economia del Mare VIII rapporto”